Categoria: paesaggio

Periodo: 2006

Località: ITALY - ERTO E CASSO

Progetto Architettonico: arch. Elisa Spada, arch. Giulia Manenti, arch. Nicola Paltrinieri, arch. Elisa Zaccaria, ing. Roberto Bortolotti

Concorso: Concorso d'idee per il miglioramento della fruizione della zona "frana del Vajont"

Premi: secondo classificato

progetto

PARTE 1

L'intento progettuale è dilatare il tempo di fruizione dell'?area trasformandolo in tempo di comprensione del luogo.

Rileggere è l'azione che sottende al progetto.

RILETTURA DELLE TRACCE

Tracce di un sistema costituito da un lato da porzioni di percorsi -alcuni progettati, altri creati dai passi di chi frequenta quei luoghi- e dall'altro costituito da spazi, generati da un uso specifico (come la palestra di roccia) o vocati a divenire belvedere.

Mettere a sistema queste tracce è il risultato dell'azione progettuale.

RILETTURA DELLA TOPOGRAFIA

La topografia diventa elemento di progetto quando si rende necessario integrare i parcheggi nel sito. Si colonizza una depressione, la cui vegetazione scherma la vista del parcheggio dalla strada.

Attestandosi su una strada bianca esistente si collega quest?area a quella adiacente, in cui il terreno si modella in un sistema di terrazze/parcheggio.

RILETTURA DEI MATERIALI

I materiali osservati caratterizzano fortemente il linguaggio del luogo e danno vita ad un abaco di soluzioni che vengono reinterpretate ed integrate nel progetto.

PARTE 2

PERCORSI

Il percorso in progetto ha l?obiettivo di collegare tra loro e con il parcheggio gli ambiti di interesse dell?area della frana, nonchè dare continuità a un sistema di percorsi latenti già presenti sul territorio.

Nel primo tratto il percorso sfrutta una strada esistente che passa vicino all?area ristoro rendendola più visibile. Da questa posizione rialzata si osserva la superficie di distacco della frana.

In prossimità della palestra di roccia la conformazione del luogo crea una sorta di cannocchiale visivo che insiste sull?intera estensione della parete rocciosa. A questo punto il percorso si divide in due direzioni: una, seguendo la parete di roccia, conduce ad un ambito intimo, di uso quasi esclusivo dei rocciatori. L'altra porta al primo belvedere, dal quale si gode della vista frontale sulla diga; in primo piano si legge la sezione della montagna crollata, in secondo piano il profilo originario della valle (quello ancora leggibile a valle della diga). Da qui è possibile vedere anche Casso e la scuola della Sade, danneggiata dall'onda. Da questo luogo un'ipotetica guida ha a disposizione tutti gli elementi per far capire le dinamiche della frana e mostrare i punti dai quali è meglio osservarla: per questo motivo il punto informazioni viene collocato in prossimità di questo luogo.

Dal belvedere si prosegue in direzione diga. Nel punto in cui la sede attuale della strada statale non permette l?affiancamento di un sentiero pedonale si interviene con un tratto di percorso a sbalzo, per garantire la sicurezza dei pedoni. Il tracciato si allarga ad intervalli regolari, creando aree di sosta opportunamente attrezzate con sedute.

PARCHEGGI

Allontanare l?area di parcheggio dalla diga significa obbligare il visitatore ad attraversare il luogo lentamente, dilatandone il tempo di fruizione e ampliando la possibilità di conoscere un territorio particolare e complesso.

Si sfrutta la topografia attuale per realizzare un parcheggio mimetico, di facile realizzazione e manutenzione, che legge e reinterpreta gli elementi del territorio circostante.

Area parcheggio A

Collocato nella naturale depressione che la valle propone, il parcheggio sfrutta il tracciato della strada sterrata già esistente per distribuire circa 85 posti auto su due livelli: il primo (50 posti auto) alla medesima quota della strada, il secondo (di 47 posti auto coperti da una struttura leggera di legno e metallo) a -2,00 m. La depressione non viene colmata interamente: sul lato adiacente alla strada statale viene lasciato terreno permeabile e si prevede la piantumazione di specie autoctone ad alto fusto.

Area parcheggio B

Il parcheggio si sviluppa seguendo il declivio della montagna, creando terrazzamenti di un metro di altezza. Il cui terreno, secondo una prassi consolidata in questi luoghi, viene contenuto da muri a secco, a loro volta colonizzati da piante e arbusti autoctoni. I terrazzamenti possono ospitare un numero variabile di veicoli, a seconda della loro estensione, per un totale di 100 posti auto.

La dimensione dei terrazzamenti e la collocazione delle strade di distribuzione tengono conto della presenza del sistema di scolo delle acque della montagna e si integrano con esso.

In prossimità del parcheggio A confluiscono più flussi, fra cui il percorso pedonale e la pista ciclabile che conduce alla frana. Per questa ragione la zona funge anche da punto di interscambio (noleggio mezzi leggeri, mountain-bike, ecc).

Il parcheggio presente nell?area industriale viene usato transitoriamente nelle fasi di cantiere e successivamente come parcheggio per autobus.

SEGNALETICA: ROCCE-SEGNO

La proposta di segnaletica nasce dalla suggestione dell?utilizzo in montagna di pietre particolari per dimensione o colore poste in prossimità di punti di interesse per sottolinearne l?importanza o indicare una direzione.

La suggestione è riletta in chiave progettuale all?interno dell'intervento attraverso elementi di pietra calcarea rossa del luogo di varia granulometria che, in base alle necessità, si strutturano in gabbioni per mettere in sicurezza gli ambiti percorribili o semplicemente definiscono superfici orizzontali o scarpate in modo da evidenziare un ingresso o un punto importante per la fruizione del luogo.

L'idea di utilizzare pietre in breccia permette di coniugare l'economicità alla facilità di realizzazione.

Alla base dei gabbioni si alloggiano i corpi illuminanti. In questo modo la funzione segnaletica svolta durante il giorno dal colore è assolta la sera dalla luce. Lo stesso sistema è integrato alla base delle sedute.

MATERIALI

I materiali presenti nel luogo vengono campionati e entrano a far parte, riletti, nel progetto. L?economicità e la confidenza con queste pratiche conferiscono al progetto una prospettiva di fattibilità.

I muretti a secco nella zona di Casso diventano i sistemi di sostegno dei terrazzamenti del parcheggio; la griglia metallica del percorso che conduce al coronamento della diga è la base dei percorsi a sbalzo e le opere di messa in sicurezza dei versanti, gabbioni o reti metalliche, vengono utilizzatecome sedute ed elementi di segnaletica. I piccoli edifici (punto informazioni/pronto soccorso/servizi igienici, interscambio, pensilina per parcheggio A) sono in legno.